Venerosi Pesciolini: la storia

Venerosi Pesciolini: antico casato toscano la cui genealogia affonda le proprie origini nel cuore dell’epoca carolingia.

Dal volume: “Memorie di Famiglia. Storia, curiosità, aneddoti e cronache di antiche casate pisane”di Alessandro Panajia e Guglielmo Vezzosi pubblicato da Edizioni ETS e Andrea Vallerini Editore (1994)

Lo stemma dei conti Venerosi Pesciolini

Lo stemma dei conti Venerosi Pesciolini

«Lo stemma dei conti Venerosi Pesciolini, millenaria discendenza che la tradizione fa risalire al conte palatino Nambrot (IX secolo), racchiude nella parte superiore le insegne dei Venerosi, troncato di nero e d’argento, mentre in quella inferiore un «pesce, di rosso, in fascia, rivoltato», esprime il cognome Pesciolini, che, secondo Pierre l’Heremite de Souliers – genealogista francese del Settecento – sta a significare la signoria dei Venerosi Pesciolini su Pescioli, antico toponimo dell’odierno Peccioli, paese delle colline pisane che si affaccia sull’ampia vallata dell’Era. L’arme dell’illustre prosapia è sormontata da un’arpia di carnagione, alata e caudata. Il motto, che nel corso dei secoli ha contraddistinto l’operato della titolata progenie, è Auxilium Dei.

«Le prime notizie certe sui Venerosi risalgono all’anno 803, quando Carlo Magno concesse al conte palatino Federico Venerosi e ai suoi fratelli Ugolino, Brandaligio, Ubrandino, Lancellotto, Namerio, Bertolotto, Lodovico e Guglielmo, figli del conte Nambrot, la contea della quarta parte della città di Verona con il privilegio di poter riconoscere figli illegittimi, di nominare notai, di liberare prigionieri e di far rientrare in città due esiliati. Federico ottenne la stima e i favori dell’imperatore francese per essersi eroicamente distinto nell’assedio di Pamplona e per aver, primo, issato lo stendardo imperiale su di una torre della città navarrese. Tali riconoscimenti furono confermati da Federico II e da Enrico IV e in seguito si tramandarono a tutti i membri della famiglia.

«Attorno al Mille i Venerosi si trasferirono in Toscana dove dal potente vescovo di Volterra ottennero, come vicedomini, il territorio di Strido che, all’epoca, era un importante castello posto nei pressi della sorgente del fiume Sterza.

«La residenza che l’aristocratica famiglia ha sempre amato e alla quale è legata da un profondo rapporto affettivo è la stupenda dimora di campagna a Ghizzano di Peccioli (Pisa), loro proprietà da ben sette secoli, e precisamente dal 1370. Il palazzo e la torre posti nella parte più alta del paese sono stati abbelliti nel tempo dai Venerosi Pesciolini sino a conferire loro l’attuale aspetto di villa residenziale, dove raffinatezza e un elegante stile di vita si abbinano alla tranquillità e all’armonia del paesaggio.

«La proprietà dispone di un ampio e curatissimo  parco che offre un continuo susseguirsi di panorami meravigliosi sulla pianura e sull’Era che serpeggia sullo sfondo delle colline della maremma pisana.

«Anche nel XX secolo i Venerosi Pesciolini si sono distinti in vari campi: Giulio di Pietro (1884 – 1936) e Carlo di Giovambattista (1899 – 1917) combatterono valorosamente nella Grande Guerra dove sul monte Pasubio il capitano Carlo, medaglia d’argento al valor militare, perse la vita.

Ritratto Paola Venerosi sorella di Pierfrancesco«Tra i conti Venerosi Pesciolini degna di nota è Margherita (1900 – 1985), sorella del podestà Paolo. La contessa, intelligente e generosa, rifuggiva dalla vita mondana dei salotti, ma amava circondarsi di giovani intellettuali e di promettenti pittori. Leonardo Venerosi Pesciolini, cugino di Margherita, presentò alla contessa Pietro Annigoni (1910 – 1988), allora giovane artista da breve consacrato nell’olimpo della pittura da una “personale” e da un’entusiastica recensione – apparsa sul Corriere della Sera nel dicembre 1932 – a firma dell’arbitro indiscusso della critica dell’epoca: Ugo Ojetti.

«L’amicizia con Annigoni si rafforzò grazie alla comune inclinazione per i viaggi, ma, soprattutto, per le frequenti riunioni serali che avevano luogo nella dimora fiorentina della nobildonna. A questi incontri, sovente, si univa un giovane promettente professore siciliano: Giorgio La Pira (1904 –1977).

Firenze 1955 a casa di Margherita Venerosi Pesciolini. Da sinistra: Luciano Guarnieri, Suzi Roboz, Douglas Anderson, Pietro Annigoni, Margherita e Demis Ramsay. Sullo sfondo la fattoria di Lama (Borgo San Lorenzo) dipinta dal maestro Annigoni

Firenze 1955 a casa di Margherita Venerosi Pesciolini. Da sinistra: Luciano Guarnieri, Suzi Roboz, Douglas Anderson, Pietro Annigoni, Margherita e Demis Ramsay. Sullo sfondo la fattoria di Lama (Borgo San Lorenzo) dipinta dal maestro Annigoni

Oggi la “dimora di campagna” di Ghizzano è una delle aziende agricole più antiche del territorio e anche una delle più innovative. Pioniere di questo sviluppo è stato Pierfrancesco Venerosi Pesciolini. Innamorato della sua terra e appassionato estimatore della qualità, con i suoi prodotti diede un grande contributo al rinnovamento dell’enologia italiana. Con l’aiuto dell’amico Piermario Meletti Cavallari, iniziò una ricerca sulle varietà di San Giovese autoctone e sperimentò la produzione del Cabernet Sauvignon e del Merlot. Da questo forte impegno sul territorio nasce il Veneroso 1985 che, alla sua prima uscita sul mercato, ricevette due bicchieri sulla guida del Gambero Rosso.

Pierfrancesco Venerosi Pesciolini - Londra 1960

Pierfrancesco Venerosi Pesciolini – Londra 1960

Lisa e Pierfrancesco Venerosi Pesciolini

Lisa e Pierfrancesco Venerosi Pesciolini

 

Le sue figlie Lisa e Ginevra lo hanno affiancato e appoggiato in questo percorso. Lisa, prima di dedicarsi con successo all’arte del restauro (www.lisavenerosipesciolini.it), ha contribuito con la sua passione alla nascita del Veneroso e alla sua promozione in ambito nazionale e internazionale. Ginevra, con la sua tenacia, ha incrementato la promozione facendo arrivare questo prezioso elisir fino in America e in Giappone. Nel 1996 ha creato un nuovo vino, il Nambrot e ha riconvertito l’azienda alla biodinamica, riconfermando così lo spirito innovativo della famiglia.

Ginevra Venerosi Pesciolini

Ginevra Venerosi Pesciolini